Penso che il titolo possa esprimere tutta la mia gioia per un traguardo tanto sognato e raggiunto.
Adesso mi aspettano gli states, per un viaggio unico e magico.. pieno di emozioni e posti nuovi da scoprire.
Penso che il titolo possa esprimere tutta la mia gioia per un traguardo tanto sognato e raggiunto.
Adesso mi aspettano gli states, per un viaggio unico e magico.. pieno di emozioni e posti nuovi da scoprire.
..e poi la radio, i telegiornali, le bombe a mano, niente da fare..
Ora che sembra tutto calmo dopo aver accompagnato mia madre per l'ultimo viaggio terreno mi trovo al centro di quello che era il salone di questa piccolissima casa. In questa dimora ci è nata mia figlia, ho vissuto qua per quasi 35 anni. Quante ne ha viste questa casa, come del resto tutte le case del mondo, e adesso siamo soli, lei ed io al centro di questo momento e non sapere da dove iniziare. Venimmo a vivere in questa casa per dare finalmente a mio padre un lavoro dignitoso.
Di quello che era un portierato, io e la mia famiglia non avevamo la più pallida idea. Il luogo comune era che le case dei portieri sono sempre piccole ed emanano odori di cucina mediterranea. La mia non era da meno e con le velleità cuciniere di mio padre di odori culinari se ne potevano odorare un'infinità. Ricordo le perplessità di mia madre per il nuovo domicilio e per il nuovo futuro che ci attendeva.
Quante volte l'ho sorpresa a piangere il disagio di quella scelta, in disparte per non dare preoccupazioni sensi di colpa a mio padre, che invece in quella situazione ci si trovava bene. Mettete la vita che può avere fatto un cristiano dopo anni di lavoro precario, che ha avuto a che fare con il lavoro duro, quello dei cantieri e quello di chi lavora di notte. Per lui era come aver trovato l' America a pochi passi da dove abitava prima.
La casa che lasciammo era una piccola bomboniera con tutte le comodità dell'epoca ed era dura per mia madre fare un balzo indietro di tale entità. Quelle lacrime erano il peso di una scelta dettata dall'amore ed il rispetto per mio padre.
Mia madre, dopo la morte di mio papà ereditò il suo lavoro, e tutto quello che faceva lui si ritrovò a farlo lei. Così minuta e piccina mia mamma, ma con una cuore grande come il mondo. Una forza fisica impressionante che solo chi ha raspato la terra può avere. Sempre con il sorriso sulle labbra, molte volte dettato dal cuore, altre dettate dall'esigenza di sorridere a tutti coloro che si incontrano, per quello che erano le mansioni di portiera.
Adesso che non ci sono più su questa terra mi trovo al centro di questo salone che è stato il crocevia delle nostre esistenze. Questo salone che ha visto cene di Natale di una famiglia che non c'è più, che si è persa nelle oscurità delle quotidianità di un'esistenza segnata da drammi, separazioni, noia e monotonia.
Invece quei ricordi ci sono eccome in questa stanza e li sento nell'aria mentre mi guardo intorno e dove ogni cosa, anche il più piccolo oggetto mi parla di quegli attimi.
L'odore della polvere assorbita dai pelousce segnano, per ognuno di loro, un appartenenza. Regalati alla mia bimba e regalati a lei, mia mamma. Ce n'è uno grande di pelousce, un orsetto che è su di un mobile studio da più di venti anni. Il suo colore è rosa ed ha un cuore grande, rosso, fatto fare apposta per mia mamma da Vincenzo un caro ragazzo che gli volle un bene dell'anima; sono certo che non sappia che “mamma Adele” non c’è più, altrimenti lo avrei avuto li accanto a me.
Tutta questa roba la devo buttare via, perché devo sgombrare la casa che passerà a qualche altra persona. Ho pochi giorni a disposizione, perché la burocrazia, comunque deve dire la sua anche in momenti di dolore. La vita continua si dice in questi casi, fatti forza, sii forte e ti siamo vicini.
Dopo la cerimonia funebre non c'è più nessuno vicino a me. In meditazione , da solo, per cercare le frequenze perdute del mio passato. Non c'è più nessuno accanto ed apro e chiudo gli sportelli dei mobili, dove c’è riposta la memoria della mia famiglia che non c’è più.
Un mucchio di cose vecchie da rottamare o che andranno a finire in qualche bancarella di Porta Portese e vivranno di una nuova vita familiare, insieme a tante altre piccole o grandi storie del percorso della vita di altre anime. Vorrei che le cose potessero avere un’anima per sentirle parlare e raccontare; arriverebbero dopo la mia mente non potrà mai giungere a ricordare.
Mi muovo verso un divanetto ,mio letto per tanti anni, da due soldi comprato in uno dei primi ipermercati che vendevano mobili a poco prezzo. Mi ci siedo e ritrovo subito quei meccanismi di quando tornavo stanco dal lavoro e mi stravaccavo su di esso per ore. Sopra il divano c’era una finestra grande che affacciava sul giardino del palazzo. Nelle stagioni calde entrava nella stanza un fresco venticello che accompagnava i miei riposi pomeridiani. Erano interminabili e diventavano, non appena sveglio, veri e propri momenti di personale meditazione.
Su quel divano è passata la mia esistenza. L’inizio di amori adolescenziali. Le lacrime di amori che finiscono. Sarebbe magnifico che anche questo divano potesse ad un certo punto mettersi a parlare e ricordare la vita che è passata su di lui. Mi accontento di quello che riesco a ricordare in questo momento ed è anche arrivata l’ora di andare. La lista delle cose da non rottamare è oramai pronta, basteranno tre scatoloni per contenerle. Prima del giorno intimatomi dovrò portarle con me in tutto quello che farò. Come un orfano vivrò del ricordo dei miei genitori e questi scatoloni me li racconteranno.
Lo sgombro è passato, quello che dovevo portare con me ha seguito la mia strada, che non è più quella per cui si giura davanti ad un altare eterna fedeltà. Sono con me questi ricordi, ben chiusi in tre scatoloni che non ho più riaperto e non so se riaprirò. Dentro ci sono i miei fallimenti di figlio, troppo menefreghista ed egocentrico per capire i nobili sentimenti di quelle due docili persone. Fallimenti che mi porto dietro come una scia di tulle, che mi fanno essere quello che sono adesso, sempre alla ricerca delle mie origini e delle fondamenta che ho scoperto di non avere.
Fondamenta che puntello ogni giorno per non franare. In queste scatole invecchiate ci sono io, con le mie foto ed il mio passato di cui ricordo poco e niente.
In questi ultimi anni troppe volte le ho caricate in qualche furgone per trasferirle con i miei insuccessi e le mie affrettate scelte di vita. Adesso sono a casa di Antonietta e sono piene dell’odore della sua casa. Lei sente che l’ultima delle cose che voglio fare è aprirle. Mi dice che dentro quei scatoloni c’è l’anima dei miei e soprattutto di mia madre.
Devo aprirli prima o poi. Stiamo aspettando che arrivi il tempo per farlo. Lo lascio decidere a lei. La sua profondità gli permette di ascoltare quello che in pochi riescono a sentire. La ascolto perché so che mia madre le sta parlando cosa di cui non sono degno. So che devo confrontarmi con il contenuto che tanto mi angoscia.
Sono quasi due anni che sono in quell’angolo ed in qualche modo segnano il mio tartassato percorso. Se sono ferme vuol dire che forse sto mettendo radici con loro.
Massimo Lanzi
Per la Libreria Lucchesi.
...sono stata in Corsica... mi sono beccata un bel virus che non mi sta facendo quietare... ma rimango comunque fiduciosa che.. PASSERA'!!!!! ;-)
Il tempo per scrivere è davvero poco..
Sono immersa in questi giorni frenetici che non mi lasciano il tempo di respirare.
Tempo di riflessioni... tempo di vacanza.. tra poco, la Corsica mi aspetterà a braccia aperte....per ripetere l'estate 2007..
http://www.youtube.com/watch?v=a-vZgxJIpuc ascoltatela..aspetto i vostri pareri
Continuo a sognare, in fondo, nessuno me lo può impedire..
E' un periodo in cui faccio fatica a tenere il conto dei giorni. Mi ritrovo al 1 Luglio e non mi sono resa conto di tutto il tempo che è trascorso.
Andrò sempre avanti in silenzio, con la consapevolezza che un giorno arriverà un po' di giustizia per ciò che si è dato.
Adesso, diamo il benvenuto a Sushi, la mia nuova pappagallina senegalese..
Non vedo l'ora di varcare la soglia dell'Oceano. Guardare gli orizzonti dall'altra parte del mondo e rendermi conto che non sto sognando..
Dai, perchè mi devo incazzare?
Sto entrando nella fase 2... aiuto...
A ciascuno di voi è riservata una persona speciale. A volte ve ne vengono riservate due o tre, anche quattro. Possono appartenere a generazioni diverse. Per incongiungersi con voi, viaggiano attraverso gli oceani del tempo e gli spazi siderali. Vengono dall’ altrove, dal cielo. Possono assumere diverse sembianze, ma il vostro cuore le riconosce. Il vostro cuore le ha già accolte come parte di sè in altri luoghi e tempi, sotto il plenilunio dei deserti d’ Egitto o nelle antiche pianure della Mongolia. Avete cavalcato insieme negli eserciti di condottieri dimenticati dalla storia, avete vissuto insieme nelle grotte ricoperte di sabbia dei nostri antenati. Tra voi c’è un legame che attraversa i tempi dei tempi: non sarete mai soli.
L’intelletto può intromettersi e dire: “Io non so chi tu sia”, ma il cuore lo sa.
Lui ti prende la mano per la prima volta e la memoria di questo tocco trascende il tempo, e fa sussultare ogni atomo del tuo essere. Lei ti guarda negli occhi, e tu vedi l’anima gemella che ti ha accompagnato attraverso i secoli. Ti senti rivoltare le viscere. Hai la pelle d’oca. Tutto, al di fuori di questo momento, perde importanza.
Lui può anche non riconoscerti, anche se finalmente l’hai incontrato di nuovo, anche se in effetti lo conosci. Ma tu puoi sentire il legame che esiste tra voi. Puoi vedere la carica potenziale, il futuro. Lui forse no. Le sue paure, il suo bagaglio intellettuale, i suoi problemi gli creano come un velo sul cuore.
Ed egli non lascia che tu l’aiuti a dissipare quel velo. Tu t’affliggi e ti struggi, lui se ne va. Il destino può essere così delicato.
Quando invece due persone si riconoscono reciprocamente, non c’è vulcano che erompa con maggiore passione. L’energia liberata è enorme.
Il riconoscimento dell’ anima gemella può essere immediato. Si avverte un’ improvvisa sensazione di familiarità, di conoscere già questa persona appena incontrata, ben oltre i limiti cui arriva la mente consapevole.
Di conoscerla cosi profondamente come di solito accade solo con i più intimi membri della famiglia. O anche di più. E di sapere già cosa dire, e come l’altro reagirà. Nasce quindi un senso di sicurezza, e una fiducia ben più grande di quella che si potrebbe pensare di raggiungere in un solo giorno, in una settimana, in un mese.
Il riconoscimento dell’anima può essere un processo sottile e lento. All’ inizio, magari solo un albore di consapevolezza nel momento in cui il velo viene delicatamente sollevato. Non tutti sono pronti ad accogliere subito la rivelazione. C’è una progressione da rispettare, e può darsi che si renda necessaria, da parte di chi lo comprende per primo, un certa pazienza.
A farti capire che ti trovi di fronte a un tuo compagno d’anima può essere uno sguardo, un sogno, un ricordo, un sentimento. E tale risveglio può avvenire anche attraverso un tocco delle mani di lui, o il bacio delle labbra di lei, e la tua anima balza di nuovo alla vita.
Il tocco che desta può essere quello del tuo bambino, di un tuo genitore, di un fratello, o quello di un amico vero. Oppure può essere quello del tuo diletto, che arriva a te attraverso i secoli, per baciarti ancora una volta, e per ricordarti che siete sempre insieme, fino alla fine dei tempi.